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martedì 4 ottobre 2016

I BIMBI PREMATURI RESPIRANO MEGLIO A RITMO DI MUSICA


Spesso un canto molto semplice e pieno di amore rappresenta la migliore terapia per aiutare i bimbi nati prematuri e i loro genitori a superare al meglio i primi difficili mesi in ospedale. Ne è convinta Lucja Bieleninik, ricercatrice del Grieg academy music therapy research center di Bergen in Norvegia, e autrice di uno studio da poco pubblicato sulla prestigiosa rivista Pediatrics.

«L'interesse verso l'utilizzo della musicoterapia anche con i bambini nati prematuri sta aumentando e ci è sembrato necessario fare il punto della situazione analizzando gli studi disponibili sull'argomento» esordisce l'esperta che, con una revisione sistematica della letteratura scientifica, ha identificato 14 studi clinici da includere nella sua analisi, per un totale di 964 bambini e 266 genitori partecipanti. E a conti fatti, dalla ricerca è emerso che l'utilizzo della musica nei reparti di terapia intensiva neonatale è in grado di regolarizzare e favorire una corretta frequenza respiratoria dei piccoli.

Ma non tutta la musica è uguale e ha lo stesso effetto. «La maggior parte degli studi analizzati prevedeva che fosse uno dei genitori a cantare una canzone o una melodia oppure veniva fatta ascoltare al bimbo la voce registrata dei genitori» spiega l'autrice, convinta che proprio questa sia una delle chiavi del successo della musicoterapia nei bambini nati pretermine.

«In realtà i bimbi cominciano ad ascoltare musica quando sono ancora nell'utero: il battito del cuore della mamma è il primo assolo di batteria della loro vita» aggiunge Joanne Loewy, direttrice del Mount Sinai health system's Louis Armstrong center for music and medicine, di New York City, spiegando che la "buona musica" in questo contesto deve avere pochi elementi di fondo: un ritmo semplice e prevedibile, calmo e ripetitivo e il suono familiare della voce di mamma o papà.

E come se non bastasse questo tipo di terapia con la musica fa bene anche ai più grandi. «Il livello di stress si abbassa nei genitori quando cantano per i loro piccoli» dice Bieleninik che poi conclude: «È non c'è l'obbligo di canticchiare solo vecchie canzoncine per la nanna, anzi è giusto che ogni genitore scelga una canzone alla quale è particolarmente legato, da trasformare in una dolce ninna-nanna per il proprio figlio».
(www.dica33.it)

mercoledì 9 marzo 2016

A PROPOSITO DEL CANTARE IN UNA RESIDENZA PER ANZIANI

Biella. La dottoressa canta per i pazienti: “Anche questa è una terapia”

Lavora da un anno e mezzo al “Degli Infermi” e racconta che, quando è stata lei stessa malata, “ascoltare musica era l’unica cosa che riuscivo a fare” e “per me è stata una terapia”. Adesso canta anche per i pazienti: “Nelle situazioni più difficili il canto rassicura, tranquillizza: ‘seda’ l’animo e lo fa riposare”.

Della musica come terapia si è parlato molte volte, ma di dottoresse che cantano ai letti dei propri pazienti, nelle corsie degli ospedali, ci sono pochi esempi noti. Uno arriva da Biella e la protagonista è la dott.ssa Paola Matera, medico del pronto soccorso, che da un anno e mezzo lavora al “Degli Infermi” e che il potere della musica lo ha provato in prima persona.

“Mentre mi trovavo ricoverata in ospedale, bloccata a letto – racconta -  ascoltare musica era l’unica cosa che riuscivo a fare”. Da qui l’idea di usare il canto come terapia non solo per se stessa, ma anche per gli altri. “Adesso canto anche per i miei pazienti; nelle situazioni più difficili il canto rassicura, tranquillizza: ‘seda’ l’animo e lo fa riposare. Per me, infatti, curare i pazienti non significa solo richiedere esami strumentali o di laboratorio, ma dedicare loro tempo, curare la loro anima rassicurandoli con un sorriso, perché la malattia più temibile è la paura di non farcela”.

“Nei giorni scorsi – racconta Paola – sono stata con un amico chitarrista nel reparto di lungodegenza (Geriatria) e lì abbiamo intrattenuto i pazienti per oltre un’ora con le canzoni. È stato un crescendo di emozioni e di persone che via via si sono aggiunte: prima due pazienti in sedia a rotelle, poi altri due del reparto vicino, un’altra è stata avvicinata con l’intero letto. In pochi minuti si è radunato un gruppo compreso anche di medici, infermieri e operatori. All’inizio ho notato una signora anziana in un angolo: sguardo spento, testa bassa. È bastato poco e, mentre lei richiedeva i brani di Tenco, gli altri battevano le mani e facevano il coro”.
(dal sito www.quotidianosanita.it)